


L'elevata biodiversità della riserva permette di osservare numerose specie floristiche e individuare le tracce di molti animali. Ambienti rilevanti sono la pineta, il bosco di latifoglie, il castagneto (habitat prioritario), le specie floristiche rare nella zona di pascolo (habitat prioritario) e le sorgenti pietrificanti (habitat prioritario). Interessanti inoltre gli aspetti di ingegneria naturalistica applicata e la lotta biologica con la Formica Rufa.
In estate dal Punto Informazione e Centro Visite della Riserva Naturale partono escursioni naturalistiche guidate gratuite. Vedi nella pagina della agenda orari e date. Per scolaresche o gruppi è possibile organizzare escursioni naturalistiche guidate.
Il
nostro consiglio sui Riserva Naturale Monte Alpe
Indice
La biodiversità si manifesta anche a livello di fauna comprendendo numerose specie animali, tra le quali la formica rufa inserita come intervento di lotta biologica partire dagli anni'50. Un altro aspetto interessante riguarda gli interventi forestali e di ingegneria naturalistica che caratterizzano la storia della riserva.
La
riserva
La
superficie
complessiva è di circa
Il
punto
più basso della riserva è posto a
In
seguito
alla Direttiva HABITAT
(Direttiva 92/43/CEE del 21/5/1992),
In Oltrepò Pavese a pochi km da Varzi, direzione Passo Penice.
Il
27
febbraio1990, sotto
Le
aree
più colpite sono state
oggetto di taglio raso in quanto irrimediabilmente compromesse
dall’incendio e
da successivi attacchi da parte di un insetto (Ips
sexdentatus).
L’incendio
ha fortemente
modificato il quadro biologico della riserva, certamente producendo
danni
notevoli, ma liberando nel contempo forze dinamiche tendenti ad un
aumento
della diversità biologica e quindi, in definitiva, ad una
maggiore stabilità
ecologica.
Immediatamente
dopo l’incendio l’Ente
gestore ha provveduto ad eseguire interventi urgenti che limitassero
eventuali
fenomeni di dissesto idrogeologico ed il degrado ambientale effettuando
semine
erbacee nelle aree maggiormente danneggiate, eseguendo la manutenzione
ordinaria e straordinaria delle principali vie di accesso
alla riserva.
Inoltre,
nelle porzioni di bosco con danni più limitati, è
stata fatta la ripulitura
boschiva del
materiale secco e bruciato
per ridurre un nuovo pericolo di incendio e limitare il più
possibile la
diffusione di insetti dannosi per il legname.
Nel
successivo periodo - ottobre
1991 / ottobre 1995 - si svolsero gli interventi di taglio raso del
bosco
bruciato (solo
Le
aree
boscate comprendono circa
La
parte
occidentale della Riserva
è coperta da boschi cedui costituiti prevalentemente da
Carpino nero, Roverella
e Orniello con una sporadica presenza del Faggio, Acero opalifolio e
campestre,
Rovere, e da arbusti quali Nocciolo, Maggiociondolo, Ginepro e
Biancospino.
Nella
parte
Sud-Ovest della
riserva si trova un castagneto
da frutto in fase di ripristino funzionale.
Interi versanti, come quelli di
Costa d’Alpe risultavano infatti completamente privi di
vegetazione forestale. L’obiettivo principale
dell’opera
di rimboschimento era quello di assicurare nel più breve
tempo
possibile il
ripristino della copertura forestale e quindi prevenire i fenomeni di
dissesto
idrogeologico.
La
specie
più utilizzata in virtù
delle sue scarse esigenze ecologiche è stata il Pino nero,
insieme al Pino
silvestre, Larice e Abete rosso. Le pinete evidenziano attualmente
densità
eccessive, in alcuni casi prossime a quelle di impianto, a sottolineare
come
tutta l’attenzione del selvicoltore fosse concentrata
nell’ottenere una rapida
copertura del suolo.
La densità eccessiva dei
popolamenti e conseguentemente la scarsa quantità di luce
che riesce a
raggiungere il suolo rallenta i già difficili processi di
degradazione della
lettiera.
Il principale segnale di una generalizzata situazione di instabilità ecologica sono le periodiche esplosioni demografiche di insetti che normalmente accompagnano il Pino nero senza però superare la capacità portante dell’ecosistema (Thaumetopoea pityocampa, Ips sexdentatus, Tomicus minor).
Si
tratta di
un lepidottero che
popola normalmente le pinete senza arrecare particolari danni al bosco, a meno che le piante ospiti
non siano già in
condizioni di sofferenza.
La
schiusa
delle uova avviene alla fine di agosto, le larve cominciano a nutrirsi
degli aghi di
pino e tessono una sottile ragnatela nella quale restano impigliati gli
aghi.
Le larve si alimentano per tutto il periodo autunnale.
Poco prima del sopraggiungere dei primi
freddi, tessono una
ragnatela
più consistente formando il caratteristico nido invernale.
In primavera le
larve riprendono l'attività e quando escono dal nido si
dispongono in fila indiana formando delle “processioni”.
Giunte sui rami provvisti di foglie si
sparpagliano e divorano una grande quantità di aghi;
è in questa fase che si
verificano i danni maggiori.
In
una fase
successiva di
sviluppo, i peli che ricoprono le larve diventano urticanti e, in caso
di
contatto, possono rappresentare un notevole fastidio anche per
l’uomo. Le larve
raggiungono la maturità alla fine di aprile-primi di maggio
ed a questo punto
abbandonano il nido per scendere a terra, sempre in lunghe processioni,
e
andare ad interrarsi a 10-
Gli
adulti,
ovvero le farfalle,
fuoriescono dal terreno fra la seconda metà di giugno e i
primi di agosto.
Subito dopo l’uscita dal terreno le farfalle, di abitudini
crepuscolari, volano
anche a notevole distanza dal luogo di origine, quindi si accoppiano e
depongono le uova formando dei manicotti attorno a due aghi di pino
nelle parti
della chioma più soleggiate scegliendo di preferenza le
piante isolate o poste
ai margini delle radure. In genere la femmina depone da
Ad ogni ciclo, un certo numero di larve rimane nel terreno per sfarfallare dopo due o tre o eccezionalmente quattro anni.
L’impiego del Pino nero per la realizzazione di impianti artificiali anche al di fuori di quello che è il suo areale, ha comportato un parallelo espandersi dell’areale della processionaria del pino che ha sempre seguito il suo ospite.
Le defogliazioni causate dalla processionaria determinano una riduzione degli incrementi legnosi e più defogliazioni successive possono portare alla morte interi rimboschimenti. Le piante infestate risultano indebolite e facilmente soggette ad attacchi di altri parassiti.
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Negli anni cinquanta furono iniziate delle sperimentazioni condotte dall’Università di Pavia con lo scopo di contenere la presenza di Processionaria (Thaumetopoea pityocampa) tramite impiego di metodologie di lotta biologica. Dopo vari tentativi con insetti entomofagi delle larve della Processionaria, sono stati trapiantati in bosco nidi di Formica Lugubris, micidiale predatrice delle suddette larve. Furono trasportati interi nidi di formiche prelevandoli nelle Prealpi lombarde. Questa sperimentazione, iniziata negli anni cinquanta, è continuata con gli ultimi trapianti sino ai primi anni ‘80 ottenendo buoni risultati.
L’alimentazione della Formica lugubris è composta per circa 1/3 da numerose specie di insetti, in particolare imenotteri e lepidotteri defogliatori tra cui le larve di processionaria. L’attività predatoria operata dalla popolazione di Formica lugubris può contenere la proliferazione della processionaria del pino e quindi limitare i danni a carico del bosco.
Trasferita
in
questi boschi,
Gli effetti dell’incendio sono stati localmente devastanti nei confronti della popolazione ma, con il passare degli anni e in maniera del tutto naturale, si sta progressivamente riaffermando sia in pineta che nelle aree dove è presente l’Abete bianco. È sempre attivo il monitoraggio da parte dell’Università.
La presenza della parte sotterranea del nido consente la sopravvivenza di buona parte della popolazione anche in caso di danneggiamento della parte esterna ad opera di animali o anche di un incendio.
Il
popolamento erpetologico della
riserva naturale “Monte Alpe”, risulta composto da
4 specie di Anfibi e 7 di
Rettili; si segnalano in particolare
In
base alla
più recente indagine
le specie di Uccelli nidificanti risultano 41, tra le quali si
segnalano e
lo Zigolo nero.
Il popolamento di Mammiferi della riserva comprende 26 specie di presenza nota o “possibile” tra le quali ricordiamo il Tasso, il Cinghiale, l'Arvicola campestre e lo Scoiattolo.
La
copertura
forestale (
Nel
piano di
gestione vigente della
riserva sono previsti interventi selvicolturali che in alcune aree
tendono a
mantenere la pineta per assicurare l’habitat ai popolamenti
diFormica lugubris, mediante
diradamenti e
tagli fitosanitari, al fine di favorire la rinnovazione delle conifere (fustaie in conservazione).
In altre zone
si perseguirà la progressiva sostituzione degli impianti
artificiali di Pino
nero con boschi misti di latifoglie mediante tagli successivi, tagli a
strisce
e a buche, nonché diradamenti
dei soprassuoli di conifere
più giovani, confidando
nella rinnovazione naturale di latifoglie che peraltro sta
già dando buoni
risultati (fustaie in sostituzione).
Nei
boschi di
latifoglie si perseguirà in particolare la conversione verso
l’alto
fusto dei cedui abbandonati; sono
altresì previsti e in corso di realizzazione
interventi per il recupero e il mantenimento a fini produttivi e
paesaggistici
di un vecchio castagneto da frutto.